Cioccolateria sociale e responsabilità aziendale: intervista a Sara Miante
· NINA KAKAW · 5 min di lettura
Filiera etica, empowerment femminile e collaborazione tra imprese: la presidente di NINA KAKAW racconta come il cioccolato può generare valore economico e sociale.

NINA KAKAW è una realtà bellunese fondata nel 2021 con l'idea di coinvolgere donne in situazioni di vulnerabilità nella realizzazione di cioccolato artigianale di alta qualità, utilizzando solo cacao proveniente da 425 piccoli produttori dell'Ecuador e della Colombia. Attraverso la costruzione di centri di raccolta seguiamo la fermentazione e l'essiccazione del cacao, per garantire una resa eccellente del prodotto finale e un prezzo equo.
Allo stesso tempo la cioccolateria — nel centro storico di Belluno, premiata ai Veneto Food Awards 2023 come «Miglior cioccolateria artigianale della regione Veneto» — forma e assume donne dei centri antiviolenza della provincia, accompagnandole verso l'indipendenza economica in un ambiente di lavoro solidale. Una doppia filiera etica, sostenibile e inclusiva, che parte dall'America Latina e arriva nel cuore del Veneto: ogni tavoletta si trasforma in una storia di riscatto e dignità.
Per approfondire l'impatto sociale del progetto e la visione che lo guida, abbiamo rivolto alcune domande alla presidente Sara Miante.
NINA KAKAW nasce come impresa sociale che fonde cioccolato artigianale e inclusione femminile. Come è nata la fusione tra questi due mondi?
NINA KAKAW nasce nell'ottobre 2021 come naturale evoluzione delle attività di NINA APS, un'associazione di promozione sociale fondata nel 2019 da un gruppo di giovani under 35, dopo anni di esperienze di cooperazione internazionale in Sud America. Fin dall'inizio NINA ha posto al centro del proprio agire l'empowerment femminile e la promozione di un'alimentazione sana e giusta, intesa come diritto al cibo e come espressione di sovranità alimentare.
In Kichwa, una delle lingue indigene dell'Ecuador, NINA significa fuoco e fiamma, ma anche raccontare, comunicare. Proprio in questo binomio risiede la vocazione della nostra associazione: dare voce al fuoco, alla forza che risiede nelle donne provenienti da ogni parte del mondo, per ridurre povertà, fame, disparità e disuguaglianze.
Con l'arrivo della pandemia i nostri progetti internazionali hanno subito una battuta d'arresto e molti di noi sono rientrati in Italia. È stato in quel momento che abbiamo iniziato a riflettere su come continuare a sostenere le comunità con cui lavoravamo, generando comunque un impatto sociale pur operando dall'Italia. È stato nel cacao che abbiamo intravisto un'opportunità: un ponte capace di unire due mondi. Da una parte le comunità produttrici dell'Amazzonia ecuadoriana, dall'altra le donne in Italia che vivono situazioni di fragilità sociale ed economica.
Così è nata NINA KAKAW: una cioccolateria sociale e artigianale che offre formazione e inserimento lavorativo a donne vittime di violenza, donne con disabilità lievi, donne migranti. Offriamo loro la possibilità di riacquisire indipendenza economica, avviare un percorso di reinserimento sociale, ritrovare autostima e riscoprire i propri sogni.
Nel vostro laboratorio lavorano donne in situazioni di fragilità. Qual è il cambiamento più forte che avete notato?
Il cambiamento più significativo è la ricostruzione dell'autostima e della fiducia in sé stesse. Le donne che intraprendono un percorso con NINA KAKAW arrivano spesso da situazioni complesse: esperienze di violenza, isolamento sociale, marginalità economica, difficoltà linguistiche. Alcune non hanno mai lavorato al di fuori del contesto familiare, altre affrontano la sfida del reinserimento dopo lunghi periodi di inattività.
Il laboratorio diventa innanzitutto uno spazio di riattivazione sociale: un luogo in cui uscire di casa, rimettersi in relazione con gli altri, sentirsi accolte e valorizzate. Lavorare in team, apprendere nuove abilità, comunicare in italiano, contribuire a un progetto collettivo: sono esperienze che rafforzano il senso di autoefficacia e di appartenenza.
Dal punto di vista professionale i percorsi non si limitano alle competenze tecniche legate alla lavorazione del cioccolato, ma includono supporto alla crescita personale, alla gestione del tempo, alla conoscenza dei propri diritti. Quello che vediamo, nel tempo, è una riappropriazione graduale della propria autonomia: economica, relazionale, emotiva.
Che ruolo credete debbano avere le aziende nel costruire comunità più giuste e sostenibili?
Oggi più che mai riteniamo che le aziende abbiano non solo la possibilità, ma anche la responsabilità di contribuire alla costruzione di comunità più eque e sostenibili. Non è più sufficiente essere efficienti da un punto di vista economico: è necessario ripensare il concetto stesso di impresa, trasformandolo in uno strumento capace di generare benessere collettivo.
Un'impresa che vuole davvero essere sostenibile non può prescindere dalla sostenibilità sociale e relazionale: equilibrio tra lavoro e vita privata, inclusione delle persone più vulnerabili, rispetto dei diritti lungo tutta la filiera — da chi coltiva la materia prima a chi confeziona il prodotto finale.
Un'impresa che guarda al futuro non si limita a produrre valore economico, ma costruisce valore umano, sociale e territoriale.
Questo tipo di partnership tra imprese tradizionali e realtà sociali può essere un modello replicabile?
Assolutamente sì. È una partnership win-win, in cui imprese e realtà del terzo settore uniscono competenze e risorse per generare un impatto positivo, sia economico che sociale. Quando il tessuto sociale di un territorio è solido, anche le imprese ne traggono vantaggio: trovano persone più serene, motivate, competenti, e una rete di servizi attiva che le supporta.
Allo stesso tempo, quando le aziende scelgono di restituire valore al territorio sostenendo progetti sociali, culturali ed educativi, si innesca un circolo virtuoso: il terzo settore si rafforza, i servizi si moltiplicano, le comunità si rigenerano. Insieme si può costruire un'economia capace di andare oltre il profitto, creando ricchezza condivisa e duratura.
Per affrontare le grandi sfide del nostro tempo — disuguaglianze, crisi ambientali, marginalità — è fondamentale che mondo profit e non profit inizino a collaborare in modo strutturato e strategico. Replicare questo modello significa investire in un futuro più equo, inclusivo e sostenibile per tutti.



