Storie di donneImpresa sociale

Un futuro costruito col cioccolato: la storia di riscatto di Susan

· NINA KAKAW · 4 min di lettura

Dal tirocinio all'assunzione: Susan racconta come formazione, orari sostenibili e fiducia le hanno permesso di costruire autonomia nel laboratorio di NINA KAKAW.

Susan al lavoro sul cioccolato nel laboratorio bean to bar di NINA KAKAW a Belluno

Emancipazione, rinascita e dignità: dietro la storia di Susan c'è la forza di una donna che non si è arresa e che ha trovato sostegno concreto nel progetto sociale di NINA KAKAW.

In collaborazione con associazioni del territorio come Belluno Donna, NINA KAKAW è riuscita a mostrare un futuro diverso a donne che non avevano molte opzioni nella propria vita: Susan, ventisettenne nigeriana con un figlio di cinque anni, era una di loro. Abbiamo voluto dare spazio e voce alla sua storia, raccontando le difficoltà affrontate e la trasformazione vissuta: una testimonianza di come il lavoro, quando supportato da un sistema attento alle esigenze delle persone, possa diventare uno strumento concreto di riscatto personale e sociale.

In che modo il tuo percorso si è incrociato con quello di NINA KAKAW?

Ho incontrato NINA KAKAW grazie a Belluno Donna, un'associazione che si occupa di contrastare la violenza contro le donne gestendo diversi centri antiviolenza della Provincia di Belluno e che mi ha accompagnata in un momento di grande difficoltà. Loro mi hanno proposto di iniziare un tirocinio lavorativo presso una nuova realtà, una cioccolateria sociale dove le donne vengono accolte, formate e accompagnate verso l'indipendenza sociale ed economica, con l'obiettivo di sostenerle nella fuoriuscita da situazioni di violenza. Incuriosita, ho accettato.

Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma quel primo passo ha segnato l'inizio di un cambiamento importante, sia a livello personale che professionale.

Avresti mai pensato che l'Italia sarebbe diventata la tua casa?

Quando ho lasciato il mio Paese, non immaginavo che l'Italia sarebbe diventata la mia casa. A dire la verità, non conoscevo quasi nulla di questo Paese. Non parlando italiano, sognavo un futuro in un Paese anglofono, dove la lingua non mi avrebbe fatto sentire così isolata e lontana da casa: sono nigeriana e l'inglese è la mia madrelingua.

Invece la vita mi ha portata qui, da immigrata, con tutte le difficoltà e le incognite che questo comporta. I primi tempi sono stati duri: tutto era nuovo, tante cose mi facevano paura. Ma col tempo ho scoperto cosa significa accoglienza, ascolto, possibilità.

Com'è cominciato il tuo cammino professionale nella cioccolateria?

Il mio percorso è iniziato come tirocinante nella parte di laboratorio. Qui ho imparato a produrre il cioccolato e le praline. Dopo quasi un anno e mezzo di tirocinio sono stata assunta come apprendista e oggi sono parte integrante del team NINA KAKAW, nonché sous-chef.

Lavorare con il cioccolato è un'arte che mi affascina ogni giorno di più: dalla selezione delle fave fino alla trasformazione, ogni passaggio richiede cura, tecnica, precisione e passione. Ho avuto la fortuna di essere affiancata da mastrocioccolataie esperte, donne che mi hanno trasmesso non solo le competenze, ma anche la fiducia in me stessa. All'inizio la difficoltà più grande era la lingua: non capivo tutto ed ero paralizzata dalla paura di parlare e sbagliare. Ma grazie al sostegno del team ho fatto progressi, giorno dopo giorno.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Una delle cose più preziose che ho trovato in NINA KAKAW è la comprensione delle mie esigenze familiari. Essere madre, soprattutto da sola e senza una rete, è complicato. Vivo lontano dal centro di Belluno, con collegamenti limitati, e devo sempre tenere conto degli orari scolastici di mio figlio. In molti altri contesti lavorativi non ci sarebbe stato spazio per i miei bisogni. Qui, invece, i miei orari sono stati pensati per permettermi di conciliare tutto: il lavoro, il tempo per mio figlio, il rientro a casa.

Anche in un momento fondamentale della mia vita personale NINA mi è stata accanto. Stavo cercando una casa per uscire dal centro di accoglienza dove avevo vissuto fino a quel momento. Non è stato facile, né sul piano pratico né emotivo. Ma grazie all'aiuto di chi lavora in NINA KAKAW ho trovato il coraggio e le risorse per affrontare questo passaggio. Oggi ho una casa tutta mia, uno spazio che rappresenta finalmente un punto di partenza e non solo di passaggio.

L'atmosfera che si respira in laboratorio è unica. Ci si sostiene a vicenda, si lavora con attenzione ma anche con il sorriso. È un ambiente che non giudica, che accoglie, che dà fiducia.

In che modo il lavoro ha cambiato la tua visione del futuro?

Lavorare in NINA KAKAW ha cambiato profondamente la mia visione del futuro. Prima vivevo alla giornata, senza obiettivi chiari. Oggi ho un sogno: diventare una donna indipendente, una “self boss”, come mi piace dire. Voglio crescere professionalmente, imparare sempre di più e un giorno magari aprire qualcosa di mio, o aiutare altre donne a costruire il proprio cammino, come è successo a me.

Che consiglio daresti ad altre donne in situazioni di fragilità?

A chi si trova in una situazione difficile, a chi ha vissuto la violenza o si sente bloccata, dico: non arrendetevi. È normale avere paura, ma non bisogna lasciarsi fermare. Se ci mettete il cuore, se vi date una possibilità, tutto può cambiare. Mollare non è un'opzione. Io ne sono la prova.

Potrebbe interessarti anche